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50esimo Anniversario della tragedia di Marcinelle 1956

A Montebello nessuno l'ha ricordato. Sembra impossibile che in una terra d'emigranti, come la nostra, nessuno abbia ricordato la tragedia che 50 anni fa colpì l'Italia intera, eppure così è stato. L'otto agosto 1956 a Marcinelle un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier, causò la morte di 262 persone di cui 138 di nazionalità italiana. Fu una tragedia agghiacciante, i minatori rimasero senza via di scampo, soffocati dalle esalazioni di gas. Le operazioni di salvataggio furono disperate fino al 23 agosto quando uno dei soccorritori pronunciò in italiano: "Tutti cadaveri!".Solo dopo la tremenda tragedia di Marcinelle venne finalmente introdotta nelle miniere del Belgio la maschera antigas.
Le 136 vittime italiane erano in maggior parte gente del Sud.
A ricordo di quei lavoratori italiani morti in terra belga, affinchè nessuno dimentichi più, riportiamo un brano tratto da:
Pasquino CRUPI - La tonnellata umana, l'emigrazione calabrese 1870-1980 - Nuove Edizioni Barbaro, Bologna 1994
[...] L'8 agosto del 1956, nelle miniere belghe di Marcinelle dove a profondità abissali (più di mille metri) lavorano uomini e bestie, le fiamme si impadroniscono di un pozzo e da lì si propagano negli altri. I 240 minatori di cui 138 italiani, la maggior parte dei quali meridionali e calabresi, restano intrappolati. Non si salva nessuno. La notizia semina sgomento.
[...] Il 9 agosto l'affannosa lotta per strappare i minatori sepolti nella miniera in fiamme dichiara la sua impotenza. Le squadre di soccorso non riescono a ragiungere nessuno dei minatori, strozzati dall'ossido di carbonio e inseguiti dalle fiamme. Agghiaccianti le prime righe dell'inviato speciale, che comincia a porre sotto accusa l'amministrazione mineraria e avanza critiche per il modo come sono stati assunti i primi provvedimenti per fare fronte alla tragedia che si svolge nelle viscere della miniera:

Anzitutto, in pochi cenni, le magre novità della giornata. Nessun altro dei minatori sepolti nelle viscere del Casier è stato recuperato, nè vivo nè morto. L'incendio, a giudicare dal pochissimo fumo che esce da quella che si può chiamare davvero la miniera della morte e dalle notizie dei tecnici, si va estinguendo grazie all'opera dei pompieri, alla chiusura delle gallerie invase dalle fiamme mediante opere in muratura e sacchi di sabbia. Ma all'ultimo piano della miniera, a 1035 metri di profondità, dove certo si trovavano 130 minatori, quasi metà degli scomparsi, non c'è arrivato nessuno e neppure si è arrivati alle gallerie superiori, in cui erano dispersi i rimanenti. Corriere della Sera, 9 agosto 1956

[...] la solidarietà fu vasta, la richiesta di accertare le responsabilità civili e penali della catastrofe di Marcinelle fu unanime, generale il cordoglio. Le Peuple, organo del partito socialista belga, uscì listato a nero fin dai primi giorni del tragico evento. Ma nessuna delle cause vere, che determinarono l'inferno nero di Marcinelle, fu eliminata.

La causa del prodursi dell'immensa bara di 255 minatori stava nelle ragioni che spingevano ad emigrare. Ma non si cambiava linea. L'emigrazione era una componente strutturale dell'economia italiana e in quanto tale doveva continuare ed essere incoraggiata. Il che non significava, pur dopo la catastrofe di Marcinelle, che fu meglio assistita, che i contratti bilaterali furono effettivamente rispettati, che i sindacati dei paesi d'immigrazione seppero elevarsi al di sopra della difesa degli interessi ristretti della classe operaia dei paesi indigeni.

Fonte http://www.emigrati.it/

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postato da Bernardino F.L. Cardenas; alle 2:06 PM,

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