9. La morte dello Zar
E' arrivata soltanto in queste ore la notizia dell'avvenuto decesso dello Zar Loris.
Ne ha dato notizia per primo il giornale "Pravda", notizia ripresa poi da tutti gli altri, a cominciare dal "Washington post", "El pais", "The economist", "Le figaro", "The guardian", "The independent", "Ill Corriere della sera" e tutti gli altri.
Si è saputo che la morte è sopraggiunta il 7 giugno alle ore 17.00, per un attacco di cuore.
Immediatamente dalla servitù è stato chiamato il medico personale, dott. Cileskin, ma arrivato sul posto, non ha potuto fare altro che constatarne il decesso.
Nessun comunicato al momento è giunto dagli altri capi di stato in merito alla morte dello Zar, nè dai capi di governo.
Si è avuta notizia che i funerali si sono svolti in forma privata, e, sembra, nessuno ha versato una lacrima.
In effetti, non ha lasciato un buon ricordo, lo Zar.
Appena giunto al potere, molti anni fa, si è circondato di fedelissimi che lo hanno servito e ossequiato, ma lasciando i problemi della collettività irrisolti.
Ha elargito ricchezze soltanto ai suoi sudditi fedeli mentre il resto del popolo aspettava le tanto desiderate riforme che non sono arrivate.
Il suo gruppo sperava di raccogliere la sua eredità in termini di beni e potere, dopo la sua morte, ma egli, per legge, non ha eredi, nè ha fatto testamento.
Così, tutto il suo patrimonio finirà allo Stato, cioè al popolo.
In un batter di ciglia, tutti i suoi beni sono stati dispersi, andati sparpagliati come un GOCCIA in mezzo all'oceano.
E qualcuno dei suoi fedeli ha sussurrato "A morte lo Zar!"
Perchè, è risaputo che sono molti quelli cambiano atteggiamento, opinione e direzione in un baleno, così come fa il vento....
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postato da Anonimo; alle 3:36 PM,
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Guadagnerà fino a 100.000 euro al giorno!!!Classe 1985, portoghese, Cristiano Ronaldo è stato protagonista del trasferimento record nella storia del calcio: è passato dal Manchester United al Real Madrid per 93 milioni di Euro.
Ha firmato un contratto di 6 anni da 11 milioni di euro a stagione. Uno stipendio che aumenterà automaticamente del 25% ogni anno arrivando, al sesto anno, a 34 milioni di euro.
Ma il nuovo Re Mida dovrà fare i conti con il calcio giocato, che è una "scienza inesatta", vale a dire non sempre vince chi spende a paga di più.
Anche se, malgrado lo sdegno che si è sollevato dal mondo del calcio e non per queste cifre stratosferiche e senza controllo, il suo campionato, Ronaldo, l'ha già vinto.
Prima di cominciare.
(Nella foto Cristiano Ronaldo)
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postato da Anonimo; alle 11:21 PM,
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Delega alle politiche industriali. Ingenuità o calcolo?
Il perché di una risposta sferzante
Credo sia difficile rintracciare nella storia d’Italia un caso simile.
Un caso da guinnes dei primati tentato dal sindaco Nisi.
Egli, appena eletto e nella seduta di insediamento del consiglio comunale, nel distribuire assessorati veri e deleghe di consolazione ai suoi consiglieri di maggioranza ne annuncia anche per il capo gruppo dell’opposizione (Ugo Suraci): quella per le politiche industriali.
Non mi interessa tanto di capire le ragioni ( o i ragionamenti) che stanno dietro tale “innovativa proposta”: calcolo politico, ingenuità, provocazione o altro.
Il fatto comunque evidenzia spregiudicatezza politica e disconoscenza delle regole della democrazia e del rispetto per il ruolo dell’opposizione.
Il voto del 13 giugno (1999), comunque, ha espresso una maggioranza ed una opposizione.
Dovere e compito della prima è di governare, della seconda sono quelli del controllo e del contributo di proposta, partendo sempre dal proprio punto di vista e nelle sedi istituzionali di confronto.
Era perciò doveroso respingere immediatamente, pubblicamente ed in modo energico il tentativo del Sindaco di creare confusione nella pubblica opinione.
Non avessi fatto ciò (altro che “ringrazio ma non è opportuno”), molto probabilmente saremmo ancora sommersi dalle risate di tutta Italia e sotto i riflettori degli analisti politici accorsi per esaminare la qualità della “colla” che teneva tutti (maggioranza e minoranza) sotto lo stesso “tetto”.
Non significa che l’opposizione non intende dare il proprio contributo (anzi è pronta ed ha tutte le capacità per farlo) sulle questioni che incidono fortemente sul futuro del paese, come lo è sicuramente la questione industriale.
Deve avvenire, però, nelle sedi istituzionali (esistenti o da costruire) e nel rispetto pieno del ruolo di ciascuna componente del Consiglio Comunale.
Il futuro prossimo ci dirà se la proposta di Nisi fu atto di ingenuità politica (per inesperienza) o un atto di calcolato opportunismo nel tentativo di spegnere l’azione dell’opposizione, coinvolgendola nella gestione del potere.
Ugo Suraci
(dal giornale “Il Comune di Montebello Jonico”, 11 agosto 1999)
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postato da Anonimo; alle 10:52 PM,
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A Bova Marina da 13 anni si scava sui siti storici per il Progetto Archeologico, aMontebello Jonico i nostri tesori vanno in rovina!
Ruderi Bizantini di San Giovanni,
di San'Anastasio,
di San Luca,
di Santa Maria.
Siti di Sant'Elena,
Prastarà,
Lamia.
Sono soltanto alcuni dei siti storici e archeologici del comune di Montebello Jonico.
Da 10 anni l'amministrazione di Loris Nisi non soltanto non ha provveduto a valorizzare questi siti che possono portare molti benefici al nostro comune, ma li ha lasciati all'abbandono più totale.
Nella foto i lettori possono ammirare l'affresco di Sant'Anastasio a Fossato Jonico.
E' uno dei più bei affreschi dell'arte bizantina in Calabria.
Lo dice lo storico e studioso di storia bizantina, il prof. Domenico Minuto.
Ma nonostante la Sovrintendenza ai Beni culturali ha posto il vincolo paesaggistico, e i coniugi Crea hanno donato il terreno su cui instiste il rudere al comune di Montebello per valorizzarlo, il sindaco Loris Nisi e la sua amministrazione non sono intervenuti per salvaguardare l'opera d'arte.
A Bova Marina, per fare un esempio di buona amministrazione, da ben 13 anni ricercatori provenienti da università inglesi, americane e canadesi, stanno svolgendo una serie di scavi per portare alla luce tesori di inestimabile valore, ultimo un chiesetta bizantina di epoca medievale.
Adesso, il delfino di Nisi, l'avvocato Giuseppe Cuzzucoli per la lista "Goccia", ha inserito nel programma amministrativo la valorizzazione dei siti storici del comune.
Bel proposito.
Ma, visto che il candidato a sindaco Cuzzucoli si propone la "continuità" con l'operato fin quì svolto dall'amministrazione Nisi, continuità con Nisi sui siti storici significa, tradotto, "niente valorizzazione dei siti storici".
Secondo l'applicazione del detto: "campa cavallo.......che l'erba accanto ai ruderi storici cresce!!!!"
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postato da Anonimo; alle 8:03 PM,
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Un sindaco antidemocratico che ha fatto precipitare Montebello nel periodo più buio della sua storiaE' finita la gestione di Loris Nisi come sindaco di Montebello Jonico.
Dopo due legislature la legge gli ha detto stop! Non si potrà in questa tornata elettorale candidare come sindaco.
Che cosa hanno prodotto questi dieci anni di amministrazione Nisi?
Hanno prodotto un disastro per il nostro comune: amministrativo e istituzionale al tempo stesso.
Nella sostanza il sindaco Nisi insieme ai suoi assessori non è stato capace a trasformare le risorse del territorio comunale in possibilità di sviluppo.
Il nostro comune, ricco di risorse della montagna e del mare, naviga a vista in un mare in tempesta: la zona marina piena di ferraglie e la zona montana a rischio spopolamento. Questo ha lasciato Loris Nisi.
In tutti questi 10 anni il sindaco Nisi e le sue giunte hanno dormito sonni tranquilli, mentre il nostro territorio sta andando in decadenza.
Sono stati questi 10 anni di Nisi, 10 anni di autoritarismo.
Ricordiamo alcuni degli episodi più significativi dell'espressione dell'autorità del "principe":
la denuncia al giornale dell'opposizione del gruppo "Ramoscello d'Ulivo" nel 1999;
il divieto al giornalista del "Quotidiano della Calabria" Vincenzo Malacrinò a scattare foto durante un consiglio comunale;
la firma liberatoria pretesa ai suoi consiglieri di maggioranza nel 1999 di lasciargli "carta bianca" nelle scelte, fatto per cui l'ex consigliere provinciale Antonino Stellittano lo ha definito "il novello principe";
il regolamento per il funzionamento del consiglio comunale, preparato per limitare il ruolo dell'opposizione, che ha fatto ricorso al Tar con successo;
l'accentramento delle funzioni di sindaco e di quelle di presidente del consiglio comunale;
le votazioni per eleggere i rappresentanti alla Comunità montana, nel 2004, con cui il sindaco Nisi e la sua maggioranza, eleggono anche il membro riservato alla minoranza, violando la legge;
la violazione dello Statuto comunale (nonostante l'ammonimento del Prefetto al sindaco), per la mancata convocazione del consiglio comunale, come richiesto dai cittadini in virtù dell'art. 39 con una raccolta di firme per il problema delle "bollette pazze" inviate su acqua, fognatura e depurazione;
la mancata risposta ad interrogazioni e interpellanze chieste dal consigliere Ugo Suraci, quando compiva il suo ruolo di opposizione e di controllo sull'operato della maggioranza (periodo 1999-2004);
il lavoro egregio (e gratis) della commissione toponomastica guidata da Paolo Mallamaci fatto svanire nel nulla. Così personaggi illustri che hanno fatto la storia di Montebello, ancora attendono di avere intitolata una piazza, una via;
l'annullamento dell'elezione del sindaco baby Antonio Praticò, con effetti educativi dannosi per i ragazzi.
Un sindaco, Nisi, che si è preso gioco delle istituzioni per 10 anni!
Sotto la sua gestione hanno chiuso la scuola di Stinò, l'OGR, l'ufficio postale di contrada Masella, il centro polivalente per le attività giovanili e il centro di aggregazione sociale a Saline, mentre i beni storici e culturali del comune hanno aspettato (invano) di essere valorizzati e resi fruibili per fini turistici.
Un sindaco, Nisi, che ha distrutto "l'Estate Montebellese" sotto i colpi dei mancati finanziamenti.
E ha negato allo storico del comune, il prof. Luigi Sclapari, la pubblicazione del suo libro sulla storia di Montebello Jonico!
Un sindaco, Nisi, elargitore di promesse facili ma mai mantenute:
ha promesso il ritorno della postazione di guardia medica a Montebello centro 10 anni fa, e ancora i cittadini attendono;
ha promesso il decentramento degli uffici comunali, ma la delegazione di stato civile a Fossato è stata depotenziata, con la conseguenza che per alcuni documenti i cittadini debbono spostarsi a Montebello;
ha promesso l'avvio del "Day Ospital" di Fossato, mai entrato in funzione;
ha enunciato la rinuncia del 50% dell'indennità di sindaco ed assessori nel 1999, ma mai è stato costituito il relativo fondo in bilancio;
ha promesso ai suoi candidati nel 2004, la rotazione degli incarichi (leggi assessorati), ma, tranne i 6 assessori della prima ora, gli altri sono rimasti con un pugno di mosche, senza "ruotare".
Adesso l'avvocato Loris Nisi vuole continuare la sua gestione al comune con il suo delfino avv. Giuseppe Cuzzucoli.
Così i cittadini di Montebello rischieranno di vederselo ancora non solo consigliere, ma anche assessore!
Con tutte le conseguenze negative che ciò comporta.
(Nella foto Loris Nisi)
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postato da Anonimo; alle 12:40 AM,
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L'assessore Greco: il polo fotovoltaico a Saline sarà un punto di riferimento nazionale per le energie alternativeLa trasmissione di Rai tre "Ambiente Italia" fa visita al porto di Saline per parlare del polo industriale fallito e delle nuove ipotesi di sviluppo.
Erano presenti l'assessore all'ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco, il presidente di Legambiente Calabria Nuccio Barillà, il sindaco di Montebello Jonico Loris Nisi e le associazioni del territorio.
E' stata ripercorsa la storia del fallimento industriale dei siti di Saline della Liquichimica prima e dell'Ogr poi, volute dal famoso "pacchetto Colombo" dal nome del Presidente del Consiglio che assegnò le industrie a Reggio Calabria, dopo la perdita del capoluogo di regione.
Sul sito dell'Ogr la Regione Calabria ha stipulato un protocolo di intesa con "Api Nuova Energia" per la realizzazione di un polo fotovoltaico.
Sul sito dell'ex Liquichimica la società svizzera Sei vuole costruire una centrale a carbone osteggiata dalle istituzioni e dalle associazioni del territorio.
L'assessore Greco ha detto che ci sono milioni di euro pronti per il fotovoltaico, che è un punto di partenza e un riferimento nazionale per le energie rinnovabili.
Anche i soldi per rimettere a nuovo il porto sono pronti.
Il problema è che debbono arrivare, speriamo al più presto e che non si perdono per strada.
Il sindaco di Montebello Loris Nisi è intervenuto dicendo che "il nostro lavoro è finalizzato a produrre progetti compatibili con il territorio".
Il problema è quali progetti il sindaco Nisi ha presentato, nei 10 anni che è stato primo cittadino, sull'area di Saline e soprattuto quanti e quali finanziamenti è stato capace di far arrivare.
La risposta la possono vedere tutti guardando lo stato in cui versano le aree dell'ex Liquichimica, del Pantano, dell'Ogr, del porto di S.Elia.
Il problema è che bisogna passare dalla fase delle parole e dei proclami, a quella dei fatti concreti.
E per fare questo è necessario che, a gestire la "Cosa pubblica", ci siano persone con gli "attributi".
(Nella foto si riconoscono l'assessore regionale Silvio Greco, Loris Nisi e Nuccio Barillà)
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postato da Anonimo; alle 10:04 PM,
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Pomeriggio del 4 maggio 1949.
Una pioggerellina inglese, a tratti rallentava, a momenti cadeva un po’ più forte, ma i ragazzi continuavano spensierati a rincorrere il pallone per le piazzette vicino alla Mole e della periferia di Torino.
Un nanetto di portiere si sentiva un corsaro tra i pali come Bacigalupo, lo smilzo faceva l’elegantone giocando di fino alla Gabetto, ma quando stava in difesa diceva d’essere Maroso. Nessuno poteva dire di sentirsi “geniale” come Valentino Mazzola e allora ci si accontentava di fare il Menti, il Loik e andava di lusso anche la parte della riserva, come Tomà che comunque era pur sempre un giocatore del Grande Torino del presidente Feruccio Novo.
Poi ci fu un boato, e Giorgio si mise il pallone sotto il braccio e pensò pensieroso: «Sarà stato solo un tuono?».
Gli altri gli urlarono di rimettere la palla a terra, mentre lui se ne andava trascinandosi la maglietta sudata e un brutto presentimento.
Suo padre, il giornalista della Gazzetta del Popolo Renato Tosatti, era sull’aereo che riportava il Grande Torino da Lisbona, dove i granata, ad un passo dal quinto scudetto consecutivo, in qualità di ospiti davvero graditi erano stati invitati all’addio al calcio del capitano del Benfica, Francisco Ferreira.
«Andai a prendere mio padre al giornale. C’era un sacco di gente fuori, io avevo undici anni, entrai, andai dal capousciere. "Papà è arrivato?", gli chiesi. "Ma non sai che è morto?", mi rispose. Ho saputo così della sua scomparsa…».
Una lama nel piccolo cuore di Giorgio Tosatti, poi diventato anche lui giornalista sportivo, che così ricordava quel pomeriggio assurdo in cui tra le 16,47 e le 17,05 il trimotore Fiat 202 si andò a schiantare sulla basilica di Superga.
Finì così il Grande Torino, in mille pezzi, come i rottami di quell’aereo guidato dal comandante Pier Luigi Meroni, quasi omonimo di quel Gigi Meroni, la 'farfalla granata' che vent’anni più tardi (nel ’67) terminò anch’egli tragicamente il suo volo, investito da un’auto – dopo un derby stravinto con la Juventus grazie alle sue magie –, che per ironia della sorte era guidata dal giovane Tilli Romero, futuro presidente del Torino.
Eterno destino crudele della più celebre e ammirata delle squadre spezzate.
Quel 4 maggio Torino si fermò, come il cuore di quei diciotto angeli caduti in volo.
In quell’ultimo viaggio, come sempre, li accompagnò il loro allenatore, il 'filosofo' ungherese Egri Erbstein, l’ebreo errante che era riuscito a sfuggire ai lager nazisti e che vide la sua fine accanto alla cupola di una chiesa cristiana. Morì in un abbraccio ideale con i suoi eroi della domenica, quei fantastici ragazzi che dopo la guerra avevano ridato dignità a questo Paese, anche grazie al calcio. Ognuno di loro portava nella valigia da trasferta la foto di una ragazza, di un figlio, un crocifisso per pregare quel buon Dio che aveva reso quella squadra un’entità di sovrumana bellezza. Soltanto il cielo poté dominare quella che in terra e su tutti i campi di calcio era la squadra più ammirata e temuta d’Italia e per il popolo torinista «la più forte del mondo».
Ma era bastato un po’ di pioggia, quella nebbia fine come una benda sugli occhi del pilota o forse un guasto tecnico, per farla sparire? Chissà…
Le parole tra noi e quegli eroi ormai sono sempre più leggere, rarefatte, e di quel pomeriggio rimane la voce stridula e commossa del cinegiornale Incom che tragico informava: «Un crepuscolo durato tutto il giorno, una malinconia da morire. Il cielo si sfaldava in nebbia, e la nebbia cancellava Superga».
Il cielo continuava a piangere lacrime lente, le stesse che scendevano sul viso sconvolto di Sauro Tomà, uno dei pochi calciatori sopravvissuti (si salvò anche il 2° portiere Renato Gandolfi e il presidente Novo che non partirono).
Oggi Tomà ha 83 anni, ma non passa giorno che la sua mente non vada a Superga.
«Mi sono salvato perché ero infortunato e non presi parte a quella trasferta e dentro di me ho sempre provato un grande sospiro di sollievo per averla scampata, ma anche un umano senso di colpa… Quel giorno sono morto un po’ anche io con i miei compagni. Non potrò mai dimenticare l’affetto e le premure che aveva per me Valentino Mazzola, il più grande giocatore che abbia mai visto su un campo di calcio. Ciò che mi ha consolato in tutti questi anni è il fatto di risentire ancora le loro voci ogni volta che passo davanti al Filadelfia. L’hanno abbattuto quello stadio, ma le anime di quei ragazzi vivono ancora lì dentro e tornano in vita ogni volta che qualche tifoso mi ferma proprio lì davanti all’ingresso del campo e mi chiede di raccontare di loro, del Grande Torino».
Ha scritto Indro Montanelli: «Il Torino non è morto, è soltanto in trasferta».
È la sensazione che da sempre alberga in Franco Ossola, lo storico di quella squadra leggendaria. Porta il nome di suo padre, la grande ala sinistra, che non ha mai conosciuto.
Il giorno che Ossola partì per Lisbona sua moglie Piera stava per dirgli che era in attesa del loro secondogenito (Daniela la primogenita è morta a soli ventitré anni). «Mia madre voleva dirgli che stava per arrivare il figlio maschio che tanto desiderava e nell’ultima telefonata, la sera del 3 maggio, gli fece intuire che quel sogno si stava per realizzare. Io sono nato all’inizio del ’50 e tutto quello che ho saputo e che ho scritto nei libri dedicati al Grande Torino è stato un lavoro di ricerca per cercare di dare un senso alla storia di mio padre e per provare a tenere unite tutte le famiglie dei suoi compagni di squadra».
I tanti orfani e vedove che non hanno mai avuto un adeguato risarcimento, anche economico, ma che non sono mai rimasti da soli perché da sessant’anni ci ha pensato il calore del popolo torinista a ricordargli che quegli angeli volano ancora sopra le nuvole di Superga.
Ogni 4 maggio quella marcia granata, che anche all’indomani della retrocessione in serie B contava cinquantamila fedelissimi, sale su per la collina per non mancare alla Santa Messa (anche lunedì prossimo, appuntamento alle ore 17).
Dal 1975, ad officiarla è sempre don Aldo Rabino. «L’atmosfera che si respira in questo giorno è qualcosa difficile da spiegare, bisogna provarla. Quello che meraviglia è la grande presenza dei giovani che arrivano costantemente alla basilica, anche durante l’anno, in un pellegrinaggio silenzioso e commosso. Ogni tifoso del Torino da allora è come se passasse il testimone al proprio figlio, alla generazione che verrà, con un messaggio che arriva direttamente dal cuore e che li invita a ricordare e a fare in modo che la memoria sia sempre viva intorno a quei ragazzi che rappresentavano molto di più di una squadra di calcio.
Il Grande Torino nel tempo ha acquisito un valore culturale che insieme al senso della sofferenza per la perdita, è parte integrante dell’essere tifoso granata. Un tifoso che vive tutto con estrema passione e nel rispetto della storia che vuol dire tradizione, il massimo valore di civiltà da conservare ad ogni costo per tenere vivo questo sport e la fede per una squadra».
Una fede viva per una squadra che è ancora presente.
Non è un caso che ogni 4 maggio si entra nella basilica di Superga con il sole e si esce con quel cielo che piange lentamente le sue lacrime.
Ma sono lacrime di speranza e ha ragione Bruno Slawitz: «Il Torino non è morto. È ancora davanti a noi, vivo, splendente per le cento e cento vittorie, autentico inno alla giovinezza. Non muore mai chi lascia così ampia eredità di affetti».
Massimiliano Castellani
(Tratto da Avvenire.it - Nella foto la squadra del Grande Torino)
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postato da Anonimo; alle 7:05 PM,
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Anche grazie al sindaco Nisi, il progetto dei 18 comuni dell'area grecanica è stato BOCCIATO!!!!155 milioni di euro per la Calabria per 47 progetti: questi gli interventi ammessi dalla Regione Calabria ad accedere ai finanziamenti della Comunità europea per il recupero dei centri storici.
I 18 comuni dell'area grecanica sono stati esclusi dai finanziamenti, avendo ottenuto un voto di valutazione molto basso.
Alcuni comuni dell'area grecanica hanno gridato allo scandalo, a una bocciatura "politica", ma la verità è che i progetti non hanno superato l'esame dei tecnici.
Il sindaco di Montebello Loris Nisi ha contribuito enormemente alla bocciatura, presentando un progetto senza capo nè coda, come si dice in gergo.
Infatti, il progetto di 1,8 milioni di euro prevedeva, pensate un pò....un'Agorà tra piazza chiesa e piazza baraccamento a Saline Joniche e i locali i Villa Rognetta come porta di accesso al Parco Culturale dei Greci di Calabria.
Cioè il sindaco Nisi, sfidando la storia e la geografia, ha causato uno sconvolgimento nel comune di Montebello Jonico per quanto riguarda il percorso dei greci nel nostro territorio.
Cioè ha traslocato la presenza dei greci dalle zone montane alla marina, sfidando il cammino storico dei nostri padri.
Chissa cosa hanno pensato gli storici, gli studiosi, e gli abitanti "grecanici" dei paesi dell'area quando hanno appreso di questo "stravolgimento storico".
Si sono fatti una risata o si sono messi a piangere?
I tecnici della valutazione del progetto sicuramente si son fatti una salutare RISATA!!!!
(Nella foto il sindaco di Montebello Jonico Loris Nisi)
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postato da Anonimo; alle 11:46 PM,
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Il 25 aprile 1945 i partigiani entrano a Milano,
liberando l'ultimo lembo di terra occupato dai nazifascisti
L'Italia era libera dall'oppressione...
IN RICORDO
DI QUANTI
MORIRONO
PER LA NOSTRA
LIBERTA'
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postato da Anonimo; alle 7:00 PM,
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22 aprile 1909 - 22 aprile 2009
Premio Nobel per la medicina nel 1986
Senatrice a vita dal 2001 nominata da Carlo Azeglio Ciampi
Medico, scienziata, ricercatrice
Ebrea perseguitata dal regime fascista
4 volte laureata honoris causa
Accademica dei Lincei
Fondatrice dell'EBRI, centro internazionale di ricerca che studia le neuroscienze
Promotrice di iniziative di solidarietà
Scrittrice
Ha cento anni e nessuna paura di morire
Dice infatti: "E' solo il corpo che muore...
non muoiono, invece i pensieri, i messaggi, le azioni che si sono compiute...
quelli restano".
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postato da Anonimo; alle 12:03 AM,
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Un medico calabrese ricorda il momento dei primi soccorsi ad Onna
Sono calabrese ma vivo a Roma dal 1994, ovvero da quando sono stato costretto a partire dalla mia terra per studiare.
Il 6 di aprile alle 3 e 30 di mattina sono stato svegliato dalla forte scossa avvertita anche a centinaia chilometri di distanza.
Immediatamente ho acceso la tv e ho cercato notizie tramite internet, ma ancora la reale portata della catastrofe non era stata percepita.
Poche ore dopo, a seguito di un giro di telefonate con i colleghi e con la centrale operativa del 118, ho deciso di partire per L’Aquila con il collega, dr. Danilo Palermo, con un’ambulanza ed un’auto medica.
Durante i primi minuti di viaggio era molto forte l’entusiasmo per la voglia di potersi rendere utile.
Tuttavia, il forte entusiasmo era alimentato solo dall’inconsapevolezza dello scenario che di lì a poco si sarebbe presentato ai miei occhi.
Abbiamo fatto scalo alla centrale operativa del 118 di Rieti e da lì, dopo un brevissimo briefing, siamo stati inviati ad Onna, frazione de L’Aquila.
Fino ad allora Onna mi era totalmente sconosciuta, ma da oggi non si cancellerà mai più dalla mia memoria.
Il collega del 118 inviò il nostro piccolo gruppo anticipandoci solo che sul posto non c’erano ancora né sanitari, né presidi medici e ambulanze.
Durante il tragitto da Rieti ad Onna, a mano a mano che telefonicamente cercavo di raccogliere informazioni tramite i colleghi, gli amici e i parenti che nel frattempo apprendevano le notizie dai telegiornali e da internet, l’entusiasmo che ci aveva animato alla partenza si trasformava in angoscia.
Siamo arrivati ad Onna alle circa 8:00 del mattino, cinque ore dopo la prima scossa e lo scenario che si è aperto ai nostri occhi quando abbiamo attraversato quello che rimaneva del paese era apocalittico.
Le case erano ridotte ad un ammasso di detriti e gli abitanti vagavano da ore nel panico o erano letteralmente barricati nelle poche macchine che non erano rimaste schiacciate sotto le macerie.
I primi ad arrivare erano stati i vigili del fuoco che già da ore si adoperavano per estrarre i corpi.
Appena scesi dall’ambulanza è bastato solo uno sguardo con i miei colleghi per capire che quello sarebbe stato il giorno più lungo della nostra vita.
Ci siamo gettati immediatamente tra le macerie, fianco a fianco con i vigili del fuoco con la speranza di salvare qualcuno.
Senza avere gli strumenti e l’attrezzatura adeguata, scavando anche con le mani protette solo dai sottilissimi guanti in lattice.
Con il passare del tempo l’entusiasmo si era trasformato in terrore.
Ho nascosto le lacrime miste alla polvere e al fango quando sono stato costretto a consegnare il piccolo corpo di una bimba alle braccia della propria madre.
Era anche mio compito infondere sicurezza a chi ancora sperava che venissero estratti vivi dalle macerie i propri congiunti, gli amici o semplicemente i vicini di casa.
Non potevo alimentare la disperazione dei superstiti con le mie lacrime.
Con il passare del tempo il campo adiacente al paese era diventato il tragico ricovero di fortuna dove ognuno poteva piangere i propri cari adagiati sulla terra nuda e avvolti solo dalle poche lenzuola che eravamo riusciti a recuperare dalle ambulanze.
Senza che mi rendessi conto sono passate le ore e, al calare del sole, una fortissima grandinata contribuì a complicare le operazioni.
A mezzanotte abbiamo estratto il trentasettesimo corpo, quello di un ragazzo poco più giovane di me.
A quel punto i miei nervi hanno ceduto.
Anche se nel frattempo era sopraggiunto il cambio, avevo scelto di rimanere per permettere che le operazioni di identificazione e di constatazione di decesso si svolgessero senza sovrapporsi all’intervento medico praticamente continuo sulla popolazione.
Ho sentito il bisogno di nascondermi per piangere ancora e, solo a quel punto, è sopraggiunta la fame, la sete, la stanchezza, il dolore.
Perché ho sentito il bisogno di scrivere?
Intanto perché sono fiero di essere calabrese ed ho apprezzato fortemente il supporto di tanti volontari che in questi giorni hanno lasciato le loro case in Calabria per venire a portare aiuto e solidarietà incondizionata.
I calabresi sanno distinguersi ed eccellere anche nell’altruismo come nella professionalità.
Ho ritenuto, altresì, importante scrivere per sottolineare l’importanza del rispetto delle norme e delle più basilari regole in materia di edilizia, affinchè queste tragedie non si ripetano mai più.
Affermare che è possibile prevedere un terremoto di queste dimensioni, significa solo scatenare una polemica sterile.
Di contro, si deve operare in modo tale da prevenire tutte queste inutili morti.
Solo attraverso il rispetto delle regole antisismiche è possibile evitare che si ripeta un’altra tragedia di questa portata.
Sisto Milito, medico chirurgo
(Tratto da “Calabria Ora”-Nella foto ANSA, le interminabili file di bare durante i funerali di Stato)
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postato da Anonimo; alle 10:30 PM,
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La testimonianza di una famiglia originaria di Montebello Jonico“Ancora ho dentro la testa il boato terrificante di quella notte. Non riesco a pensare ad altro se non alle scene raccapriccianti dei miei vicini presi dal panico e intenti ad urlare nei vari angoli del nostro ingresso dove tutto stava per crollare”.
Con queste parole Rosangela Palermo, originaria di Montebello Jonico, ancora con i singhiozzi alla gola ricorda la terribile notte che ha devastato L’Aquila.
Un orrore: “La terra trema, bolle sotto i nostri piedi e a distanza di poche ore le scosse si susseguono l’una dall’altra senza dar tregua. E’ una catastrofe”.
Queste le affermazioni di Donato Rotilio, marito di Rosangela e padre di Mariagiovanna e Daniele.
Una famiglia colpita come tutte le altre dal dramma del sisma.
Una famiglia disorientata per la terribile esperienza vissuta.
A L’Aquila, loro, vivevano ormai da circa venti anni.
Lontani dalla propria terra per servire con orgoglio lo Stato.
Ora sono proprio loro che hanno bisogno di tutto e persino dell’acqua così come dice la signora Rosangela, fortemente provata psicologicamente per il dramma vissuto: “Siamo scesi scalzi in strada. Non sapevamo che fare ed intanto la terra ballava sotto i nostri piedi”.
Le case sono state descritte da Donato come un nave in preda alle onde in mezzo allo Stretto. Non ad onde comuni ma fortissime e tali da far volare come piume quadri, armadi ed ogni cosa.
Ieri ancora la situazione restava drammatica: “Noi come tanti altri siamo in campagna, abbiamo trascorso la nottata in macchina ma senza chiudere occhio perché la paura è tanta”.
Una notte dura, lunga, interminabile e soprattutto piena di spavento.
Una notte fredda perché anche in preda alla neve.
Nessuno ha chiuso occhio su una delle due macchine rimaste illese del signor Rotilio: “Durante la notte sembrava che quattro uomini cercavano di spostare la mia autovettura”.
Ora si attende.
Intanto le ore passano e la famiglia Rotilio, comunica che altre scosse, anche forti, si stanno ancora registrando: “Qui vicino è tutto crollato. Stamattina sotto l’azione di una scossa è crollato un altro pezzo di fabbricato”.
Tutto è in continua evoluzione.
Il dramma, purtroppo, non si può considerare concluso.
Anche stasera e come non mai in vita loro ad attendere la famiglia Rotilio non è più la solita casa ma la macchina utilizzata per scendere in Calabria.
Forse il ricordo di questa terra potrà rasserenare il buio della notte.
Vincenzo Malacrinò
(Tratto da “Il Quotidiano della Calabria - Nella foto ANSA un momento dopo la tragedia)
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postato da Anonimo; alle 10:19 PM,
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Una tragedia che si poteva evitareLa terribile scossa sismica (5,8 gradi della scaa Richter) ha colpito L'Aquila e parte dell'Abruzzo con la sua carica di devastazione e morte alle ore 3.32 nella notte del 6 aprile, quando la gente era distesa nel sonno.
Molti non si sono accorti di morire, parecchi hanno "visto" il terrore ma sono riusciti a salvarsi per pura fatalità, altri sono stati tirati fuori dai soccorsi dopo molte ore dal sisma, incastrati sotto le macerie.
Ma costretti a convivere tra la gioia di essere salvi e il dolore nel vedere parenti, amici, conoscenti, venire riposti nelle bare di ogni dimensione; e paesi ridotti a "posti di fantasmi"; cose ed affetti persi per sempre.
La gente d'Abruzzo ha dimostrato grande dignità, grande compostezza di fronte alla sciagura che si è abbattuta sulle loro teste.
Un medico che ha perso moglie e figlia non si è risparmiato a continuare a soccorrere gli altri, chi poteva ancora avere bisogno di lui. Un gesto di reazione al dolore, di riscatto nel volere continuare a vivere e a ricostruire una sembianza di esistenza, di affetti, di relazioni, di lavoro.
La gente abruzzese, colpita già dal terremoto del 1915, non si vuole rassegnare, non perde la calma neanche di fronte a questa nuova catastrofe, e alzando la testa si rimbocca le maniche, nello stesso momento in cui è costretta a piangere i propri morti.
Questa gente, che incarna lo spirito tenace, costante e laborioso tipico dei contadini, ha desiderio di ricostruire ciò che è andato distrutto. Per lo meno vuole provarci. Senza tentennamenti.
I soccorsi, sia quelli istituzionali che dei volontari, sono subito arrivati e si sono messi all'opera, mettendosi a disposizione degli "sventurati".
Vi è stata una grande mobilitazione in favore dei centri colpiti dal sisma, e una catena di solidarietà spontanea e organizzata che ci fa sentire orgogliosi di essere italiani: appartenenti alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, all'Esercito, alle Forze dell'Ordine, alle Associazioni, insieme a moltissimi volontari che hanno lasciato le loro famiglie e il loro lavoro per dislocarsi nelle zone terremotate, si sono prodigati per prestare soccorso.
Donazioni in denaro, di beni materiali sono arrivati da tutte le parti.
E' questo lo specchio autentico del nostro paese, quello della solidarità e della partecipazione, non certo quello virtuale e finto dei reality, che qualcuno vuole far passare per reale.
Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi si è recato immediatamente sui luoghi della sciagura per coordinare le operazioni di aiuto alla popolazione e quelle di ricostruzione. Una presenza importante, come quelle del capo dello Stato e dei presidenti di Camera e Senato, e rassicurante nello stesso tempo, che sta a significare che lo Stato c'è, è presente e si adopera per porre rimedio nel più breve tempo possibile ai problemi che si sono abbattuti su parte della regione abruzzese.
Ma questa sciagura era evitabile.
Centinaia di scosse ci sono state nei giorni precedenti e anche poche ore prima di quella fatale.
Ma nessuno se ne è occupato.
Molti studenti e lavoratori che si trovavano nelle zone, spaventati, hanno fatto le valigie prima di quel 6 aprile e si sono salvati.
Perchè, allora, non è intervenuta la Protezione Civile e non si sono attuati i controlli sui fabbricati a rischio?
Quindi, come ha esortato il capo dello Stato Giorgio Napolitano in visita a L'Aquila, c'è da fare "un grande esame di coscienza".
Ci sono state irresponsabilità diffuse che hanno coinvolto tutti i soggetti della costruzione di un edificio (progettisti, imprese, funzionari pubblici) in una zona in cui si doveva costruire con "criteri antisismici".
Ma così non è stato.
Si imparerà l'ennesima lezione che ha portato via tante vite umane innocenti?
Vogliamo tanto sperare di sì...
(Nella foto ANSA una scena della catastrofe)
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postato da Anonimo; alle 12:12 AM,
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E’ Marco Carta, 23 anni,
il vincitore della 59° edizione del Festival di Sanremo
con la canzone "La forza mia".
Secondo Povia, con la discussa "Luca era gay"
che vince anche il premio Sala Stampa Radio -TV.
Terzo Sal Da Vinci, con "Non riesco a farti innamorare".
Premio della critica Mia Martini agli Afterhours con il brano "Il paese è reale".
Arisa, 26 anni, con il brano "Sincerità" è la vincitrice delle Nuove proposte,
oltre che del premio della critica Mia Martini sezione giovani
e del premio Sala Stampa Radio -TV per i giovani.
Arisa, appassionata di design, corrisponde al nome di Rosalba Pippa,
che deve il nome d’arte a un acronimo familiare:
A come Antonio: il padre autista con la passione per le incisioni su ferro.
R come Rosalba, suo vero nome.
I come Isabella: la sorella di 20 anni con talento per la fotografia e il flauto traverso.
S come Sabrina: l’altra sorella di 17 anni, pure lei con un promettente futuro da cantante.
A come Assunta: la mamma casalinga con l’hobby del decoupage.
(Nelle foto i vincitori, Marco Carta e Arisa)
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postato da Anonimo; alle 2:03 PM,
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Lo storico direttore della "Gazzetta dello Sport" aveva 78 anniCandido Cannavò era nato a Catania il 29 novembre 1930.
Iniziò la sua carriera all'età di 19 anni nel quotidiano “La Sicilia”, dove scriveva di sport, società e costume.
Nel 1955 esordì come corrispondente della Gazzetta dello Sport.
Cannavò fu collaboratore per lo sport della Rai, e nel 1981 diventò vicedirettore del giornale “rosa”.
Dal 1983 al 2002 fu direttore della famosa testata sportiva.
In 19 anni di direzione alla Gazzetta fu testimone del tempo: migliaia di campioni intervistati, molti Mondiali di calcio, 12 le Olimpiadi seguite, un incredibile numero di Giri d'Italia.
Lasciato il posto di direttore, Cannavò continuò a scrivere per la Gazzetta con le rubriche "Candidamente" e "Fatemi capire", pubblicando anche dei libri come "Una vita in rosa", "Libertà dietro le sbarre", "E li chiamano disabili".
Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano così lo ha ricordato: "Ha raccontato con passione e acutamente divulgato i valori di lealtà e di competizione che hanno reso sempre più popolare il gioco del calcio e lo sport italiano".
E' stato un campione di giornalismo ma anche di umanità, perchè non ha scritto solo di classifiche e di risultati, ma anche di storie e di uomini che stavano dietro a quegli eventi di sport.
Un medico mancato, è stato, ma anche un grande nel suo mestiere, come gli riconobbe, a suo tempo, Gianni Agnelli: "Non sapremo mai ciò che la medicina ha perso, visto che il giovane Cannavò ha deciso di diventare giornalista, ma sappiamo quanto ci ha guadagnato lo sport e noi con lui".
(Nella foto tratta dal sito:www.Gazzetta.it, Candido Cannavò)
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postato da Anonimo; alle 9:49 PM,
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Lo scandalo del Nababbo Paolo Bonolis UN MILIONE DI EURO!!! Questo è il compenso che Bonolis, conduttore del Festival, percepirà per i pochi giorni della manifestazione.
E' un compenso immorale, soprattutto in un periodo di crisi economica senza precedenti che stiamo affrontando.
Il compenso a Bonolis....
E' un offesa ai disoccupati che non trovano lavoro e, certe volte si tolgono la vita....
E' un'offesa alla povera gente che non arriva a fine mese con lo stipendio...
E' un'offesa ai pensionati, costretti a vivere tirando sempre la cinghia...
E'un'offesa ai nostri ricercatori che non hanno fondi e se ne vanno all'estero....
UN MILIONE DI EURO!!! Un lavoratore non li vedrà mai dopo aver trascorso una vita di lavoro, subendo pure la beffa del taglio della pensione!!
Mentre il NABABBO Paolo, per pochi giorni, viene riempito dalla Rai di soldi....
Sentiamo cosa ha detto Bonolis per giustificarsi del lauto compenso: "Questo è il mercato! Io però, lavoro per un anno al Festival anche come direttore artistico".
Avete sentito bene?? Lui però, lavora tutto l'anno....Parole che fanno rabbrividire.....
Non è così, perchè il Nababbo (insieme a tutti gli altri dello spettacolo), ogni trasmissione che fa, viene riempito di miliardi... dal "mercato", s'intende!
Ma qualcuno ha visto il "mercato"?, cioè quel signore gentile che gli dà tutti questi soldi??? No, nessuno l'ha mai visto...e nessuno sa dov'è!!!
Il Codacons, l'associazione dei consumatori, ha criticato la "dote" abnorme di Paolo Bonolis.
Ha detto Carlo Rienzi, presidente "Siamo schifati per il maxi-compenso elargito a Bonolis per la conduzione del Festival di Sanremo. Sollecitiamo la Corte dei Conti ad intervenire per verificare tutte le spese della Rai relative al prossimo Festival".
Bonolis e i dirigenti della Rai dovrebbero imparare e applicare, invece della loro "legge di mercato" tanto cara per disperdere i soldi dei cittadini, l'art. 3, comma 2 della nostra Carta Costituzionale, che recita:
"...È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Il primo politico a mettere in dubbio i "compensi stratosferici" dei divi è stato l'On. Bettino Craxi, quando parlò di immoralità del compenso di Raffaella Carrà (10 miliardi di lire per una trasmissione).
E Craxi non si sbagliava, aveva perfettamente ragione...ma si vede che non aveva incontrato il "mercato", che elargisce soldi a dismisura!!!
(Nella foto il Nababbo Paolo Bonolis)
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postato da Anonimo; alle 12:46 PM,
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Sono stati resi noti i risultati finali della IV edizione de "I luoghi del cuore", il censimento promosso dal Fai (Fondo ambiente italiano) e da Intesa San Paolo.
La segnalazione del sito dell'ex Liquichimica di Saline Joniche, come opera da cancellare, si piazza al 18° posto della graduatoria a livello nazionale, e al primo in Calabria, raccogliendo 917 voti.
Sono stati ben 110.000 gli italiani che hanno espresso le loro preferenze sulle "brutture d'Italia", rispondendo all'invito del Fai.
Riguardo al luogo dell'ex Liquichimica, il Fai mette in evidenza che "Questa bellezza oggi è deturpata dalla presenza di un vero e proprio ecomostro: un insediamento industriale costruito negli anni '70, mai entrato in funzione ed ora completamente abbandonato. L'area costiera, oasi faunistica e luogo di passaggio di molti uccelli migratori, è inoltre sfigurata dalla presenza di una ciminiera altissima, visibile da molti chilometri di distanza. Al posto del complesso industriale in disuso, è ora in progetto la costruzione di una nuova centrale a carbone che comporterebbe un forte aumento dell'inquinamento locale, laddove si dovrebbe invece tutelare il delicato equilibrio ambientale".
C'è da dire che il sito non è del tutto abbandonato, in quanto parte del terreno è stato occupato dalla Sipi che doveva avviare dei progetti di sviluppo ecosostenible.
Questi progetti non si sono mai visti, anzi la Sipi ha venduto del terreno alla società svizzera Sei per la progettazione di una centrale a carbone, stoppata però dalla Regione Calabria, dalla Provincia di Reggio Calabria, dal Comune di Montebello e dalle associazioni del territorio.
Insomma, sembra che il sito della Liquichimica è appetibile alle industrie soltanto per porre in essere dei progetti speculativi!
E' giunta l'ora di dire basta!!
Riappropriamoci dell'originaria bellezza naturale, eliminando le brutture presenti, con progetti di sviluppo ecosostenibili!!
Questo è stato il significato del voto dei molti calabresi che hanno partecipato ai "Luoghi del cuore".
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postato da Anonimo; alle 7:02 PM,
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postato da Anonimo; alle 10:07 PM,
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L’associazione Memorial Paolo Musolino intitolerà una borsa di studio al grande uomo Mino Reitano ancor più che allo straordinario artista.
Per ricordare Mino Reitano, straordinario uomo ed artista di Fiumara di Muro, che è stato e rimane un motivo di vanto per la nostra Calabria di cui e' stato il miglior ambasciatore, l’Associazione Memorial Paolo Musolino ha deciso all’unanimità di intitolare una borsa di studio dell’Associazione. Chiederemo alla moglie ed alle due figlie di volerla consegnare il 2 agosto 2009 a Bianco ad un bambino delle scuole elementari della Locride. Chiederemo inoltre al Sindaco di Fiumara di Muro di voler essere presente alla Cerimonia di Premiazione. Le motivazioni per questa decisione sono intuitive, commoventi e molteplici. Esse risiedono nell’esempio di vita stessa di Mino che ha dimostrato per tutta la sua esistenza ed anche negli ultimi momenti, al culmine della sofferenza, accettata con cristiana rassegnazione, il suo grande cuore di calabrese, la sua umanità, il suo altruismo ed attaccamento alla famiglia ed ai valori della fede cristiana che non si sono mai scontrati con l’innata caparbietà nel lottare per realizzarsi come cantante. Mino Reitano ha impersonato la figura tipica del calabrese di talento che, dopo avere studiato nella sua terra, è stato costretto ad emigrare per poter realizzare con determinazione , dignità, perseveranza e coraggio, il suo sogno di affermarsi nel difficile mondo dell’arte musicale che un po, per la verità, lo ha pure snobbato.
Intervistato negli ultimi momenti della malattia e della sofferenza ha dimostrato ancora una volta la sua straordinaria indole pronunciando delle frasi che non ci saremmo meravigliati di sentir uscire dalla bocca di un santo: «Sono sempre stato uomo di fede, non vedo perché la fiducia in Dio dovrebbe vacillare proprio ora». «Offro ogni sofferenza a Gesù e alla Madonna e ringrazio Dio per il dono della mia famiglia». «Sono cresciuto senza quasi aver conosciuto mia madre. Però lei dal cielo ha vegliato su di me. È mia madre il mio angelo custode. E poi c’è l’altra madre, la Madonna. Pregatela incessantemente. Anche nei momenti di dolore e difficoltà, come quello che sto vivendo io, non vi sentirete mai soli». «Perdono tutti. Non voglio lasciare nulla in sospeso con alcuno. Io stesso chiedo perdono nel caso abbia danneggiato qualcuno, anche se ho sempre cercato di aiutare e comprendere tutti. Se non ci sono riuscito, spero davvero che vogliano scusarmi». «Uno dei doni più belli che la vita mi ha dato è stato proprio quello della famiglia: una moglie splendida e due figlie che mi sono sempre vicine. Cos’altro avrei potuto pretendere di più?». «Che bella la mia Calabria, la porto nel cuore...». Inchiniamoci tutti in raccoglimento, con doveroso rispetto, davanti al grande uomo che è stato Mino Reitano ancor più del grande artista che ha dato lustro alla Calabria perché da lui possiamo trarre l’ insegnamento per imparare a saper vivere e saper morire.
Il Presidente
Antonino Musolino
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postato da Bernardino F.L. Cardenas; alle 2:21 PM,
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Montebello Jonico – La febbre di facebook, il social network più popolare al mondo, assurto agli onori della cronaca per essere diventato il fenomeno della comunicazione globale più in voga e discusso del momento, non ha risparmiato l’universo sportivo montebellese. Da pochi giorni a questa parte, infatti, giocatori e fans della “Montebellese calcio”, contagiati dal misterioso virus che si diffonde a gran velocità attraverso la rete internet e la blogosfere, si sono riuniti in un gruppo virtuale, espressamente dedicato alla compagine calcistica amatoriale nata nel 2007. Scaturita da una geniale idea di Ivano Verduci, portiere della squadra dilettantistica montebellese e fondatore del gruppo in questione, l’iniziativa si propone di raccogliere e mettere in comunicazione, tutte le persone che, accomunate da una smisurata passione per il mondo digitale dell’ormai diffusissimo social network e un immenso amore per quello splendido sport che è il calcio, convergono nell’esprimere un tifo appassionato per la “Montebellese amatori”. Il gruppo, che nonostante il poco tempo trascorso dalla data della sua messa on line, sta riscuotendo un ottimo successo e conta già un discreto numero di iscritti e visitatori, è amministrato da un ministaff che, composto dallo stesso Verduci, dai compagni di squadra Domenico Musolino e Gino Sergi e da Giovanni Pipari, si occupa, con grande passione e certosina puntualità, di tenere tutto in ordine e costantemente aggiornato, fornendo tutte le ultime notizie sui giocatori, gli incontri, la classifica, le curiosità e quant’altro riguardi la loro squadra del cuore.
Fabio Macheda (Il Quotidiano della Calabria)
Nell'immagine una foto di gruppo della Montebellese calcio amatori
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postato da Bernardino F.L. Cardenas; alle 4:37 PM,
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