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Il Federalismo fiscale nell’Italia delle Regioni ricche e delle Regioni povere

L’attuale progetto del federalismo, nell’accezione del federalismo fiscale, nel nostro Paese è visto, prevalentemente, attraverso l’”ideologia”, per cui, verosimilmente, non si riescono a capire i termini della questione.
La domanda di fondo a cui bisognerebbe rispondere riguarda la maggiore o minore equità che si avrà con la regionalizzazione del prelievo fiscale a scapito di quello statale e gli effetti che ne deriveranno, in un Paese caratterizzato da un notevole gap socio-economico tra Nord e Sud, riducibile solo attraverso un grande risanamento in termini occupazionali, di infrastrutture e di insediamenti produttivi.
Attuare prima di un tale indispensabile risanamento il federalismo fiscale è molto complesso per l’enorme differenza esistente tra le Regioni (la Calabria, la più povera, ha un reddito Irpef imponibile intorno al 40% di quella più ricca, la Lombardia), pur con l’applicazione della prevista perequazione, a meno che contemporaneamente non si avvii un progetto di sviluppo del Sud e un simultaneo rivoluzionamento del modo di essere della politica locale e nazionale, ma tali eventi, purtroppo, non si intravedono all’orizzonte.
Il progetto, come sancito dalla Costituzione, garantisce i livelli essenziali dei servizi ritenuti fondamentali come sanità, assistenza, istruzione e trasporto locale sulla base non della spesa storica, cioè quella attuale, ma secondo costi standard che saranno definiti da apposita legge dello Stato. Il finanziamento è previsto attraverso tributi propri regionali e compartecipazioni all’Irpef ed all’Iva, con la determinazione delle aliquote prendendo in esame tre Regioni facendo riferimento al soddisfacimento dei bisogni minimi della più povera. Tale sistema crea un surplus nelle altre due Regioni, causando ulteriori squilibri che aumenteranno nel tempo, in quanto il gettito di tributi e compartecipazioni non crescerà allo stesso modo dei bisogni e il fondo perequativo potrebbe non essere più sufficiente. Per le Regioni che con tale meccanismo non riusciranno ad essere autosufficienti interverrà il fondo perequativo. Per una soluzione equa si dovrebbe invece fare riferimento alle aliquote relative al livello minimo di autosufficienza di una sola Regione evitando così di trasferire risorse aggiuntive alle Regioni ricche e il fondo perequativo dovrebbe essere finanziato dallo Stato e non dalla compartecipazione ai tributi. Inoltre, l’ordinamento tributario dovrebbe imporre alle “imprese”, che hanno sede fuori della Regione in cui operano, di versare le imposte in base al reddito prodotto o ai consumi manifestati in quella Regione e non in base alla sede legale.
Il progetto di federalismo fiscale comunque garantisce in qualche modo alle Regioni povere la spesa sanitaria ed assistenziale che rappresenta il 75% della spesa corrente (e il 60% della spesa totale), mentre per il restante 25%, relativo a servizi non essenziali, prevede che l’attuale finanziamento statale venga sostituito da un aumento dell’addizionale Irpef perequato al 90% con un fondo orizzontale cioè finanziato dalle Regioni ricche. Tutto ciò si traduce in un costo che alcuni esperti stimano in 10 miliardi di euro che lo pagherebbero prevalentemente le Regioni povere. Infatti, rispetto alla situazione attuale le Regioni del Sud subirebbero perdite, mentre quelle del Nord guadagnerebbero. In particolare la Calabria vedrebbe ridotte le sue risorse pro-capite di 303 euro, mentre la Lombardia guadagnerebbe 159 euro.
Stante così la situazione sarebbe necessario che tutti i politici meridionali si attivino e nelle opportune sedi chiedano con forza idonee modifiche al progetto di federalismo fiscale al fine di evitare prima di tutto ulteriori squilibri tra le Regioni e poi rivendicare un progetto parallelo di sviluppo economico e sociale, accettando nel contempo la sfida federalista cominciando con il cambiare profondamente il modo di fare politica e attuando, in tempi molto brevi, un massiccio rinnovamento della classe dirigente sia a livello politico che amministrativo.

Antonino Castorina
Consigliere di Amministrazione Ardis
Università Mediterranea
Giovani Democratici

Memo Musolino
Consigliere di Circoscrizione Modena
Giovani Democratici

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postato da Bernardino F.L. Cardenas; alle 1:27 PM,

1 Comments:

At 7:00 PM, Anonymous Anonimo said...

bravi a tutti e due finalmente qualcosa di sensato

 

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