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Il tuffo nel vuoto di Francesco


Domenica 3 dicembre 2006: è appena cominciato l’ultimo mese dell’anno, il mese delle feste, che culminerà con l’arrivo del nuovo anno. Ma per la borgata di Masella e per il comune di Montebello si rivelerà un mese tragico.
Francesco Morabito, di anni 39, collaboratore scolastico, sposato e padre di 3 figli, alle ore 8.00 del mattino è a Melito Porto Salvo. E’ di casa in questa cittadina, anche perché ci lavora.
Sembra tranquillo come tutte le volte che viene al bar a prendere una birra e a giocare alla slot machine. Come va? Tutto bene, tutto OK.
Passano i minuti, poi fa una telefonata, che qualcuno, per puro caso, essendo vicino all’apparecchio, ascolta: se non si risolve questa questione, mi butto da Capo d’Armi, borbotta Francesco!
Ma nessuno ci fa caso, anzi la cosa la si prende per scherzo: ma Franco, cosa dici? Vedi che sotto Capo d’Armi ci stanno gli scogli…..gli dice sorridendo un signore appena terminata la telefonata.
E’ una domenica come tante, gente che va, gente che viene dal bar…..la solita routine.
Ma qualcosa accadrà…dentro l’animo di Francesco non c’è più posto per le cose di tutti i giorni. Ha deciso di farla finita.
Sale in macchina e si dirige con la sua auto verso l’autostrada, destinazione Reggio.
Nella piazzola di Capo d’Armi si ferma. Ha già scritto dei biglietti, sicuramente alle persone che ama di più e a lui più care.
A piedi si dirige verso un muretto a secco della vecchia via Nazionale. Sotto, il mare è limpido e azzurro. L’Etna è in fumo…
Dei pescatori passano il tempo a pescare su di una barca. Franco grida loro, richiama la loro attenzione. Chi lo osserva non pensa minimamente ad una tragedia.
Forse è un conoscente, oppure avrà bisogno di qualcosa….
Franco si fa per due volte il segno della croce e poi, in un attimo, vola giù dalla scogliera…un volo di oltre cento metri vissuto in diretta dai pescatori che subito danno l’allarme.
Ma non c’è più nulla da fare, la vita di Franco finisce in quell’attimo. Il suo corpo, straziato, finisce sugli scogli.
Adesso è tardi per intervenire. La sua fragilità ha preso il sopravvento, acuita dalla mancanza di affetto di coloro i quali potevano e dovevano darglielo.
Nei biglietti lasciati ha chiesto scusa per questo suo gesto, apparentemente inspiegabile.
Ma forse la scuse, qualcuno, le dovrà fare a lui, lasciato nel suo isolamento affettivo e in balia dei suoi terribili pensieri, che hanno preso, alla fine, il sopravvento.
Se ne è andato per trovare conforto e pace altrove, nel luogo ultraterreno dove di sicuro troverà il sostegno e la comprensione che non ha trovato in questo mondo.
Addio, Franco.

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postato da Miguel Cervantes; alle 7:57 PM,

1 Comments:

At 9:57 PM, Anonymous Paolo Mallamaci said...

Questi tuoi pensieri mi hanno fatto riflettere sul valore della vita e sulla solitudine che spesso non riusciamo a cogliere in chi ci sta vicino. Spesso siamo soli anche se intorno a noi cìè una moltitudine di persone.Se possiamo fare qualcosa per i bambini di Franco,sappiate che sono disponibile a dare il mio modesto apporto.

 

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