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Centrale a carbone di Saline, la Sei si ferma di fronte ad un muro di NO

La S.E.I. ha annunciato di aver chiesto al Ministero la sospensione dell'iter per ottenere l'autorizzazione integrata ambientale per la Centrale a Carbone di Saline Joniche.
IL PROGETTO DELLA SEI SI FERMA!!!!
Fabio Bocchiola, l'amministratore delegato della SEI, annuncia con una breve e laconica nota: “Comunichiamo di aver richiesto oggi la sospensione della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale e dell'iter autorizzativo per il progetto della centrale termoelettrica di Saline Joniche”.
La multinazionale svizzera non si aspettava un fronte compatto contro l'ipotesi sciagurata del carbone da parte del territorio, che ha fatto quadrato di fronte ad un altro scempio che si voleva imporre dall'alto!
La Sei ha fatto male i propri calcoli: ha comprato il terreno e ha iniziato l'iter per la costruzione, senza neppure consultare la voce del territorio.
Un gravissimo errore di valutazione che l'ha fatta desistere, per il momento, dall'andare avanti.
Ha detto Bocchiola: " noi abbiamo sempre pensato che andare a ricercare le più avanzate tecnologie ci avrebbe garantiti. Prima di acquisire il terreno ci siamo premurati di verificare a che punto erano le tecnologie sulle centrali a carbone, e quando ci siano convinti che la tecnologia era cambiata, ci siamno convinti che si poteva fare, perchè oramai il carbone è veramente un combustibile pulito".
Le parole dell'AD della Sei fanno rabbrividire: la Sei si è convinta da sola a venire nell'area dell'ex Liquichimica di Saline, area martoriata dallo Stato e dai politici e imprenditori conniventi locali per decenni, a stabilire quello che doveva fare, incurante della volontà delle amministrazioni locali e della popolazione.
E per giunta sapendo che il piano energetico regionale bandisce il carbone dal territorio della regione Calabria. Infatti una centrale simile proposta dall'Enel, è stata bloccata a Rossano.
La Sei sapeva ma faceva finta di non sapere. Perchè?
Chi le aveva dato garanzie della costruzione della centrale?
Infatti è mai possibile che una società investe miliardi senza avere una seppur minima garanzia di successo?
Sappiamo che la Sipi ha venduto il terreno alla Sei, come conferma lo stesso Bocchiola: "Il passo risale al 2006. Ma fu necessario perchè la Sipi era in cattive acque e una procedura fallimentare che a quell'epoca sembrava imminente ci avrebbe bloccato per anni".
Quindi la Sipi, che non ha sviluppato nulla di quanto promesso (ricordate il progetto per l'itticoltura, per la fabbricazione dell'acqua ossigenata ecc. ecc.?) era a rischio di fallimento!
Ma, invece di fallire, come era giusto, ha trovato i miliardi della Sei.
Sei e Sipi alleate per i propri interessi e contro queli del territorio!!!!
Adesso la gente è stufa delle speculazioni sull'area, e reagisce con ogni mezzo a sua disposizione.
Il movimento associativo ha guidato la protesta, incanalando anche la Politica (inerme ed inefficiente) verso il blocco della centrale a carbone.
Politica ancora colpevole di aver garantito la presenza di imprese che non hanno dato uno sviluppo vero, sostenibile con la vocazione del territorio.
Il movimento associativo dell'area grecanica chiede adesso alla Politica di intervenire una volta per tutte, scegliendo una proposta alternativa alla centrale da finanziare in tempi brevi.
E da portare a compimento.
Tutto nero su bianco: la gente è stanca delle solite promesse dei politicanti di mestiere.
Attende risposte certe e reali.
La Politica è avvisata.

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postato da Miguel Cervantes; alle 6:28 PM,

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