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Riflessioni pseudo marxiste al nostro popolo

Necessità di lotta di classe e metodi:appello a studenti di sinistra e uomini intellettuali

Carissimi lettori del blog, quest’articolo nasce da una serie di considerazioni e pensieri cui sono arrivato dopo una serie di letture fatte per passare il tempo. In questi giorni invernali ho trovato molto più utile impegnare il tempo libero attraverso una serie di varie dissertazioni che senza pretese intendono essere l’ennesima spinta propulsiva alle nostre idee. Sono partito dalla crisi ideologica della politica per approdare ad una nuova visione di essa raccogliendo quanto di buono la storia e la filosofia potesse dare ai nostri popoli. Non intendo come sempre dare lezioni a nessuno e parto con queste righe sentendomi cittadino tra cittadini. L’obiettivo dei miei precedenti articoli nient’altro era, che cercare di creare un gruppo di giovani intellettuali del nostro territorio capace senza alcun obiettivo politico di mettere in luce i problemi che attanagliano la nostra terra. Volevo partire da una riflessione e una dissertazione che nel micro potesse arrivare nel macro. La storia, la politica, la sociologia, l’antropologia, la filosofia, la matematica, la giurisprudenza, sono validi strumenti per capire la realtà in cui viviamo; le menti giovani la forza per alimentare queste idee. Ho sempre considerato l’utilità di qualsiasi disciplina e ho sempre creduto nella forza delle idee giovani. Dopo i miei articoli ho potuto constatare che rispetto ai pochi elementi che conosco nulla si è mosso nel senso che io auspicavo e desideravo. La questione è doppiamente grave rispetto ai principi dell’epoca nostra, perché posso sostenere questo? Lo sostengo in base alla analisi che vado a fare: i nostri tempi, le patrie leggi, la tecnologia, la stampa, i media,c i hanno messo nelle condizioni di vedere e ragionare nella realtà che ci circonda. Rispetto a molti anni fa non siamo più succubi dell’ignoranza e dell’oppressione siamo soggetti capaci di pensare e riflettere. Valido sia per tutti l’esempio del Gramsci una frase del Lenin, il primo diceva che se la mente è libera anche gli uomini sono liberi il secondo sosteneva che le idee sono una forza quando si impossessano delle masse. L’idea dei miei primi articoli era proprio quella di fare di ognuno di noi che gode di questa osannata libertà un punto di forza dei giovani per capire e ragionare da uomini di sinistra sulla realtà che ci circonda, per essere uniti per essere anche noi sotto un certo profilo “rivoluzionari”. Volevano essere insomma una sorta di scintilla personale a cui poi poter accodare ulteriori scintille di pensiero che provenendo da cervelli altrui si unissero mano mano a formare un braciere ardente. Lenin scriveva i suoi primi articoli sulla “PRAVDA”che se non sbaglio in russo significa proprio scintilla e Gramsci sull’ORDINE NUOVO. Tante scintille messe insieme formano un braciere, che non è altro che energia atta creare un movimento,l e scintille però dentro un braciere si muovono in modo disorganizzato e infatti sono come le idee individuali, ognuno con una propria concezione più o meno energica più o meno calda, infatti quando io scrivevo per indurre ad altre riflessioni; non si cercava per forza l’essere queste condivise, sarebbe bastato anche uno scontro perché anche questo e sintomo di interessamento, piano piano avremmo creato limando le altrui concezioni ad arrivare a quello che è l’interesse della comunità. Sono dei tizzoni le idee individuali ed esse se non accomunate sono il caos messe insieme poi formano un ordine che nel nostro caso sarebbe stato appunto un ordine nuovo. E allora sul quel braciere ci si sarebbe potuta mettere una pentola e farci bollire dentro qualcosa: lo studio di un problema, la sua risoluzione, un movimento che si occupasse di cultura, un nuovo soggetto politico. Niente di tutto questo è arrivato e se ci sono state altre idee sono state tizzoni vaganti che non hanno portato niente. Sono stati tanti semi che non hanno attecchito che non hanno trovato terreno fertile, insomma pura demagogia e filosofia buona nient’altro che per Marx Stirner, teorico dell’anarco individualismo,un filosofo che pur non credendo in nessuno se non in se stesso almeno trovava il coraggio di esternare scrivendo “l’unico e la sua proprietà”. Anzi forse Stirner pur credendo nell’unico non avrebbe saputo cosa farsene di un pensiero individualista non esternato ; il confine tra il pensiero non detto e l’indifferenza del silenzio è labile. Vi si permetta in questa sede di ribadire così come Gramsci il mio più profondo odio per l’indifferenza:l’indifferenza è borghese il silenzio e per gli stupidi l’anarchia del pensare per gli utopisti. Qualcuno potrebbe dire che forse anche il marxismo è un’utopia, ma a differenza di molti pensatori l’utopia io la riconosco solo dal punto di vista economico e dunque l’essere marxisti è uno modo di pensare, un modo di vivere, una passione. L’essere marxisti è un modo di vivere spirituale. Non sono d’accordo con una frase di Enrico Malatesta che dice che la rivoluzione sarebbe l’istaurare un nuova società attraverso i mezzi che si hanno a disposizione perché e lì che sorge il problema economico mentre non sorge per quanto riguarda l’economicità del pensare che non è una economicità materiale. Più si pensa più si dialoga più gli obiettivi della massa emergono e se non emergono significa che vi è un vulnus in seno al popolo. Sarebbe a significare che la mentalità borghese ha attecchito con i suoi mezzi sulle fasce più basse della popolazione soggiogandola al silenzio . Ed è lì che in seno al partito emergono i capi, cioè quelli che tra i proletari sono i più borghesi perché dalla borghesia hanno appreso il comando e quindi dirigono, svuotano la massa e ne fanno delle sue associazioni oligarchia. Il mio pensare non è pensare di partito è pensare di massa e per la massa. A tal punto che forse con questa dissertazione ribalto il concetto marxiano, non più la questione economica tra capitale e lavoro, ma una questione di spirito e di pulsione tra i modi di pensare. Un esempio sia chiaro per tutti : si pensi alla famosa legge sul divorzio, nella storia la borghesia la rigetta per una tradizione cattolica, il proletariato soggiogato dalla borghesia vi si accoda per superstizione(specie nei paesi dove opera modus vivendi borghese ma fame di classe), una volta varata la legge i borghesi che predicano bene e razzolano male non hanno nessuna difficoltà a valersi dell’istituto giuridico perché liberi nel pensare mentre il proletariato ancorato alla superstizone ne continua a esser soggiogato rimanendo per questi la legge solo lettera morta. Dopo aver fatto questo blando esempio, invito ancora una volta tutti coloro che studenti di sinistra sentono vivo nel petto questo sentimento a riflettere su quanto gira intorno alla nostra realtà, dal meridionalismo alla lotta di classe. Siano le loro scrivanie dei calderoni, facciano del loro tavolo un campo di battaglia, delle loro menti una fucina di perché, del loro studio un indirizzo ideologico, si raccolgano e studino i problemi, si facciano domande, collaborino, prima di diventare tanti fantocci omologati e asettici solo per la carriera. Pensino che in ogni gesto loro e in ogni considerazione ci sia Gramsci, Marx, Lenin, che è possibile la ricostruzione di una nuova società. Vedano la lotta di classe il pensiero e la realizzazione dalle proprie case fino alle strade d’ Italia e oltre. Facciano non una questione solo economica che è morta da tempo ma della rivoluzione un modo di essere. Solo così possiamo abbattere le tradizioni a noi nefaste, possiamo distruggerle e poi ricostruire, facciamo dei tentativi, questa deve essere la linea per tutti. Chiudo questo articolo così, con la speranza di vedere un movimento giovanile di idee, se non fosse così, allora veramente l ’omologazione ha vinto e la fine delle idee è arrivata, allora veramente ha dominato la cultura borghese in seno al proletariato dei giorni nostri, e non avrebbe senso più per il sottoscritto continuare a scrivere, rischierei di fare il Don Chisciotte degli articoli, o per l’appunto una sorta di Max Stirner moderno il che non è la vera motivazione delle mie righe.

Domenico Principato

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postato da Bernardino F.L. Cardenas; alle 9:10 AM,

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