www.montebelloblognwes.com - Tutto quello che accade a Montebello Ionico e ... molto altro ancora.

 



Pensieri in libertà

Ovvero quando altre cose contano molto di più di un genere di commercio

Dedicato a Concia nome fittizio di una donna, lo stesso nome della bella di Brancaleone per cui Pavese perse la testa, e al genio di S. Stefano Belbo, il quale scrisse ne “il mestiere di vivere” che nella vita insegna più una sola creatura che cento. Alla locomotiva di Guccini.

E d’improvviso accade l’inspiegabile. Le porte di un treno che si serrano, è un rumore di mattanza umana, spirituale, gente ferma ai marciapiedi e lacrime, la discesa all’inferno meridionale. Meridione fatto di gente onesta e tradizione, signorilità contadina. Ti ritornano in mente i compagni partiti e ti rivedi a giocare bambino. Pensi ai treni di guerra, alla carlinga, alla carne destinata a Birkenau, non sai neanche perché. Sarà quel rumore di porte che si chiudono, che suona sempre strano tanto all’andata che al ritorno, un macello interiore, poi lo sferragliare delle rotaie, ferri che stridono come i tuoi denti di rabbia. Non sai neanche il perché. Cerchi di non pensarci. Mezza Italia ti passa sotto i piedi. Senti odore di gente diversa, di coltivazioni, pensi alla tua terra. Vorresti non aver mai visto lacrime di emigranti e di donne. Tornano in mente canzoni. Tenco, Luigi Tenco,
Quello che viene escluso dal Festival di San Remo per una canzone non capita, che parlava di partenze di gente costretta alla necessità. Lapidi di paesani con incidenti conclusi la cui barca di amore si fracassa contro la macina quotidiana. Ti viene in mente Pavese. Allora ne leggi le pagine del diario, regalo atteso per passare il tempo, una dedica e frasi sballate di un dandy alla ribalta che non ha mai capito le donne. Cesare perduto nella pioggia che aspetta da sei ore….zibaldoni degli oppositori fascisti….non conviene leggere,troppo preso da certe emozioni,meglio chiudere. Povertà napoletana. Mi scrivono di dormire per riposare, ma rispondo che non si può specialmente a Napoli, che son pure brave persone, ma non si sa mai, e poi i calabresi quando sono in partenza non dormono mai sono sempre vigili e attenti,non si può venire meno alla regola dunque. Una donna nel corridoio alla vista di un camposanto si segna pure lei, nel nome del padre del figlio e dello spirito santo, anche io mi segno; capisco subito che è calabrese,ai morti ti hanno insegnato si porta rispetto e loro ti proteggeranno lungo il cammino. Tradizioni che si sentono e si imparano. Paesini, sei passato qualche ora prima da Sapri, ti è venuto in mente il Pisacane e la Spigolatrice, eran cento eran giovani e forti e sono morti. La scuola e quando eri bambino. Cerchi di evitare pensieri politici…eppure la Locomotiva corre, pensi al guccini, fratello non temere che corro al mio dovere trionfi la giustizia proletaria,vedeva gente riverita pensava a quei venduti agli ori,pensava al magro giorno della sua gente attorno pensava a un treno pieno di signori, il tempo in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti, la bomba proletaria illuminava l’aria,la fiaccola dell’anarchia.
E si, la borghesia di è passata accanto col suo cappotto nuovo, ricordi il film il cappotto di Lattuada,dove Rascel si diverte a prenderla in giro quella classe signorile? Spezzoni. Invece arriva subito quel gran bischero di Claudio Lolli, vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia non so dire se fai più rabbia pena schifo o malinconia, era una sua canzone degli anni 70, anni neri. Come faceva poi? Ah si…e la domenica vestiti a festa con i capi famiglia in testa ti raduni nelle tue chiese in ogni citta e in ogni paese, presti ascolto all’omelia rinunciando all’osteria sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto sempre lì fissa a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto, ami ordine e disciplina adori la tua polizia tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare, di disgrazie puoi averne tante per esempio una figlia artista o peggio ancora uno non commerciante oppure uno comunista. Vecchia piccola borghesia,vecchia gente di casa mia spero che un giorno il vento ti ….dai censuriamoci che è meglio anche perché sono parole di Lolli. E mentre qualcuno direbbe che si esce dall’ AFRICA D’ITALIA, io vorrei fare a pezzi il ricordo di un treno. Penso alla superiorità interiore del romanzo rurale ucciso perennemente da un pubblico di merda e dalla editoria, come anche certa cinematografia seguita da giovani babbei senza orgoglio alcuno. E’ un’altra razza e noi altra gioventù.
L’importante è chi il sogno ce l’ha più grande,l’importante è di avercela:la gioventù..parole di Vecchioni. L’altra gioventù, proprio quella. Già, perché noi eravamo il verso di Pavese,quel pazzo furioso pseudocomunista di Brancaleone l’esilio. Noi eravamo Montale,quelli cui non bisogna chiederci la parola perché solamente rispondere potevamo ciò che non siamo e ciò che non vogliamo. L’altra gioventù eravamo noi, quella che vedeva Nanni Moretti per ritrovarsi infine in Bianca o in Ecce Bombo, eravamo noi quelli che ascoltavano con piacere Faber De Andrè,poi Guccini, poi Vecchioni,poi di nuovo De gregori, e i Queen e gli OASIS, i pink floid. Noi eravamo quelli che se leggevamo un testo in cui era scritto “ciao ciao andarsene era scritto però ciao ciao, bella ragazza che non mi hai capito mai” si piangeva come cretini e poi si rideva. Noi eravamo quelli che se si leggeva il che fare di Lenin non si sapeva più che fare, forse ipotetica rivoluzione di pensieri da tradire il giorno successivo. Noi eravamo quelli che se si vedeva una stazione ricordavamo di quando è stato militare papà e ci chiedevamo dove finissero i binari, e se la rivedevamo una seconda volta erà perché si doveva studiare fuori era la spartenza dulurusa e trista chi fa campari a mia in disperazioni, era perché si era esiliati, e come gli scemi di nuovo si pensava che poiché non abbiam fatto il militare era difficile salire sul binario giusto. Noi eravamo quelli della protesta rossa di Roma e contro la guerra imperialista, eravamo quelli che una dolce compagna di partito ci concedeva l’amore dopo una poesia di Neruda, eravamo quelli che questo ricordo ce lo tenevamo nel cuore all’insaputa di tutti e non l’avremmo mai detto a nessuno, eravamo quelli che una volta spaccato il cuore alla dolce rivoluzionaria ci sentivamo uccisi nell’animo. Eravamo quelli della lotta, i partigiani comici spaventati guerrieri del nuovo anno,quelli della rivoluzione, di Bandiera Rossa, quelli che leggevano Bakunin, la Beat Generation, quelli che: attenzione compagni che in metro o si sale tutti o tutti fermi. Quelli che: ma ti immagini se qualche stronzo mentre manifesta fa qualche stronzata e ci caricano….ci dichiariamo prigionieri politici e ricusiamo il potere giudiziario tutto… Ma erano frasi ridicole senza senso, per scherzare,la zannella meridionalcalabreseproletariacontadina. Eravamo quelli ora non lo siamo più. Eravamo quelli che hanno tentato di mettersi la testa sulle spalle,eravamo di sinistra. Adesso no,qualcuno si è perso e come canta Guccini, i compagni di un giorno o partiti o venduti sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti. Eravamo quelli delle paranoie mentali, della malinconia,della commozione per un rigo di Riccardo Reis. Eravamo quelli che non capivano i reality e i pacchi in tv,ma ridevamo per esempio nel vedere Mentana o Fede incavolati nei fuori onda. Eravamo quelli di compagno di scuola,compagno di niente ti sei salvato dal fumo delle barricate,ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu. Eravamo ora non più. Adesso siamo esiliati nei nostri paesi e se ce ne scappiamo in un altro siamo esiliati due volte strappati al suolo natio. Siamo quelli col nodo in gola perché vogliamo partire e siamo quelli che una volta partiti il groppone ci risale perché vogliamo tornare. Siamo le scritte sulle sabbia. Una voce elettrica annuncia una stazione straniera. IO? Cosa sono? Un fossatese col cuore spartano, eterno ulisse emigrante, cui non è concesso esternare sentimenti perché nato da gente arcigna. La nostalgia i fossatesi se la tengono per se stessi, ognuno sa ciò che ha nel cuore e come disse Pavese non si è mai visto che una riga possa cambiare il mondo.

Principato Domenico

postato da Bernardino F.L. Cardenas; alle 11:09 AM,

1 Comments:

At 10:03 AM, Anonymous Anonimo said...

BRAVO MIMMO

 

Posta un commento

Links a questo post:

Crea un link

<< Home