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Il barone di Montebello e la strage degli Alberti di Pentidattilo

Grazie alla presentazione della II edizione del libro di Alessandro Cavallaro: "Il barone di Montebello e la strage degli Alberti di Pentadattilo" tenutasi alcuni giorni addietro nei locali della biblioteca comunale di Palizzi, torna di attualità la vicenda che nel lontano 1686 ha visto protagonista Bernardino Abenavoli del Franco Barone di Montebello.
Era il 16 aprile 1686, notte di Pasqua. Solo pochi giorni prima il barone Bernardino Abenavoli, discendente di quel nobile Ludovico Abenavoli che aveva partecipato alla disfida di Barletta, era giunto alla terribile conclusione, aveva dato ordini precisi per i "preparativi", aveva corrotto Scrufari, il guardiano del Castello degli Alberti e ora tutto era pronto. Antonia, la bella figlia dei Marchesi Alberti sarebbe stata finalmente sua. A nulla sarebbe valso il tradimento del Marchese Don Lorenzo che dopo avergli promesso la sorella Antonia in sposa poi l'aveva costretta ad accettare il fidanzamento col cognato Don Petrillo figlio del Vicerè della corte di Napoli Don Pietro Cortez. La festa per quel fidanzamento non si sarebbe svolta, altri erano i festeggiamenti, le musiche e le danze che Bernardino aveva in mente per quella sera. Nella prima serata, il barone, partì insieme ai suoi bravi. Avevano attraversato il torrente, e silenziosamente si appropinquavano a scalare la ripida rupe di Pentedattilo sopra la quale svettava il castello. Li erano attesi da Scrufari che, guidandoli attraverso ripidi sentieri, li aveva portati davanti ad un ingresso secondario e li aveva fatti entrare. Le guardie, prese di sorpresa furono subito annientate. Così, come l'aquila, volteggiando silenziosa, piomba addosso alla sua preda senza destare in essa alcun sospetto, Bernardino e i suoi uomini piombarono nella sala dove si stava festeggiando il fidanzamento di Antonia con Don Petrillo. Alla vista di qui scherani armati gli invitati rimasero impietriti, nessuno ebbe il coraggio di reagire difronte alla minaccia delle armi. Bernardino prese in braccio Antonia, anch'essa rigida e pallida come una statua, e la portò via. Solo allora le pistole e i pugnali dei bravi si misero in azione, pochi sarebbero usciti vivi da quel maniero. Il primo ad essere colpito fu Don Lorenzo, fu poi la volta della madre Donna Maddalena, della sorella Anna, del piccolo Simone, della moglie Caterina, della suocera Donna Agnese Velasquez e di tutti gli altri invitati. Oltre ad Antonia si salvarono solo Teodora (sorellina di Antonia) e Don Petrillo Cortez che fu preso in ostaggio come garanzia contro eventuali ritorsioni del Viceré verso gli Abenavoli. Mentre Bernardino con la sua Antonia scappava, a dorso di mulo, verso Montebello, il castello di Pentedattilo si era trasformato in un mattatoio. Cadaveri e sangue erano le uniche due cose che potevano scorgersi girando in quelle stanze. Conosciuta la tremenda fine dei suoi cari, Antonia che pure era stata innamorata di Bernardino, ora non voleva più saperne di sposarlo, ma quel matrimonio si sarebbe ugualmente celebrato. Il 19 aprile 1686 nella chiesa dittereale di S. Nicola, nonostante Antonia continuasse a rifiutare di pronunciare quel fatidico si, Bernardino costrinse il prete D. Giovanni Cuzzocrea a celebrare le nozze. La notizia della strage, intanto, era giunta fino a Napoli dove il Vicerè Cortez, saputa la triste sorte dei suoi cari, ordinò l'invio di truppe in Calabria per punire il terribile delitto di cui Bernardino si era macchiato. Nonostante Bernardino, dopo aver affidato la moglie ad un convento, si fosse dato alla macchia per evitare l'assedio di Montebello, il paese fu assediato ugualmente. Entrati in Montebello, i soldati liberarono il figlio del Vicerè e catturarono sette degli esecutori della strage (compreso Scrufari) le cui teste furono tagliate ed appese ai merli del castello di Pentedattilo. Di Bernardino non si seppe più nulla fino a quando, molti anni dopo, non si disse che arruolatosi come mercenario con i cavalieri di Malta, ed in seguito nell'esercito austriaco, aveva trovato la morte durante una battaglia navale contro gli infedeli turchi il 21 agosto del 1692. Antonia, che sopravvisse molti anni alla morte del marito, nel 1690 ebbe annullato dalla Sacra Rota il matrimonio con Bernardino perché contratto per effetto di violenza e finì i suoi giorni nel convento di clausura di Reggio Calabria, ma, consumata dal dolore e dall'angoscia di essere stata lei l'involontaria causa dell'eccidio della sua famiglia, la sua vita non fu vita, tutti i giorni successivi a quel 16 aprile 1686 furono, per lei, solo un inferno di tristi ricordi.
A distanza di circa 350 anni, la triste vicenda di questi due innamorati, a cui la sorte aveva riservato amari destini, è rimasta viva nella memoria delle genti di Montebello e Pentedattilo e continua a destare interesse. E' sempre di alcuni giorni addietro la notizia che un noto regista ha preso contatti con la famiglia dell'avvocato Abenavoli (discendente di Bernardino) affinché questa storia, possa rivivere in un film.
Fabio L. Macheda

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postato da Bernardino F.L. Cardenas; alle 1:43 PM,

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