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Grecanici a Fossato sulla rivista "I Fonì tu Richudìu - La voce di Roghudi"

Testimonianze e tracce non remote di “grecanicità” a Fossato Jonico e Trunca di Montebello

Il 15 maggio 1845 il ministro di Grazia e Giustizia Niccolò Parisio, inviò ai Procuratori Generali del Re nelle province una ministeriale riservata, chiedendo, fra le altre cose, notizie sui paesi più notevoli sotto ogni rapporto. In quel tempo il Procuratore Generale del Re per Provincia di Calabria Ultra Prima (prov. di Reggio) era Giulio Cesare Libetta, il quale con missiva del 12 luglio 1845 rispondeva “al riserbato foglio” dando “tutte le possibili nozioni” che, la propria carica e “la lunga dimora in questa Provincia” gli avevano fatto acquistare “sullo stato di essa”. Nel rispondere alle richieste del Ministro di Grazia e Giustizia, il Libetta, espone ordinatamente le notizie in proprio possesso dividendo la relazione in “paragrafi”, ognuno relativo ad un circondario, e non tralasciando di relazionare su nessuna questione di rilievo, compresi i limiti topografici ed amministrativi dei suddetti circondari. Su Melito, Circondario di Seconda Classe del Distretto di Reggio, egli scrive: “Proseguendo il cammino passato il Promontorio Leucopetra, il primo paese, che s’incontra sul lido del mare, avente la forma di una piramide è Melito, Capoluogo del Circondario: evvi sulla riva, qualche miglio pria di giungervi un basso fondo, che nelle alte maree d’inverno riempito di acqua forma un piccolo golfo; ma nella stagione estiva l’acqua vi rimane impaludata, e non esala certamente dei miasmi innocui: tale laghetto chiamasi la Salina dalla quantità di sale che potrebbe raccogliersi sulle sponde: vi abbonda la caccia degli uccelli acquatici, ma spesso la morte immaturamente miete alcuno di quell’imprudenti cacciatori che vi si recano, non curando le cattive conseguenze di un’aria malsana (…). Il Circondario a Nord ed a Ovest confina con quello di S. Agata in Gallina, al Sud col Mare di Africa, a Est col Circondario di Bova. I Comuni che lo compongono sono Melito, col sottocomune di Pentedattilo, Montebello co’ sottocomuni di Fossato, e Làmia, Bagaladi, S. Lorenzo co’ sottocomuni di S. Pantaleo, Grana e Ghorio.(…) I prodotti oltre alla pesca, che vi è abbondante, sono olio, frutta, agrumi e gelsi, per l’industria della seta: vi si raccolgono capperi in abbondanza e vi si nutrono animali grossi e minuti di ogni specie. (…) Anche in questo circondario, dove la maggior parte delle Dignità chiesastiche ritengono nomi greci, come Protopapa, Dettereo, e simili, in alcuni paesi si parla il Greco e precisamente in Montebello, Pentedattilo, S. Lorenzo e Ghorio, che come cennai in Italiano importa sobborgo: il tempo però, che tutto consuma par che vada abolendo questo avanzo di antichità, e laddove prima poche persone capivano l’Italiano, al presente non vi è alcuno che no’l parli in questi paesi.” 1
Abbiamo così un’autorevole testimonianza di come, in epoca non certamente definibile remota, la lingua correntemente parlata dai montebellesi fosse il Greco, mentre l’italiano era ancora all’inizio di quel cammino che, negli anni successivi, lo avrebbe portato alla definitiva affermazione nel territorio Montebello. Al tempo, quindi, tale territorio e con esso i due sottocomuni di Fossato e Làmia faceva parte, a pieno titolo, dell’area ellenofona. Fermo restando che il sottocomune di Fossato è certamente identificabile con alcuni nuclei abitativi dell’odierno Fossato Jonico 2, e che dalle sopraccitate testimonianze del Libetta si desume l’inabitabilità dell’odierna frazione di Saline a causa dell’aria malsana che esalava dalle sue paludi 3, riuscendo ad identificare la posizione del sottocomune di Làmia sarebbe possibile tracciare i confini di quella che, senza remore di sorta, potrebbe essere definita area ellenofona montebellese. Dove si trovava dunque tale sottocomune, e soprattutto potrebbe essere identificato in qualche odierno borgo o paese? Oltre che dal Libetta, il sottocomune di Làmia viene citato come centro abitato sia nel “Dizionario Corografico” 4, sia nel “Dizionario delli Comuni” 5, e la sua popolazione viene calcolata assieme a quella di Fossato. E’ lecito quindi immaginare il sottocomune di Làmia nelle immediate vicinanze dell’odierno Fossato Ionico. Difatti, in agro di Fossato, a circa 2 km dai piani di Lungìa esiste tuttora una località detta Làmia. Tale zona, caratterizzata dalla presenza di numerosi anfratti naturali, che tutti gli abitanti di Fossato e del circondario conoscono come “Grotte da Làmià”, è però totalmente disabitata. A prima vista, quindi è difficile trovare un nesso che leghi il sottocomune di Làmia di cui parla il Libetta alla località oggi denominata Làmia. Facendo una ricerca di altre località italiane che portano il medesimo nome, però, salta subito all’occhio come la denominazione Làmia sia diffusa in molti altri territori del Sud Italia 6 dove sono presenti caverne ed anfratti naturali. E’ possibile quindi che la toponomastica di queste località sia dovuta alla presenza di grotte e legata all’antico mito greco di Làmia. Figlia di Belo re della Libia, Lamia, era l’amante di Zeus. La relazione tra Zeus e Làmia, dalla cui unione nacquero alcuni figli tra cui Scilla 7 rese Era 8 furibonda inducendola ad assassinare tutta la prole di Làmia (ad eccezione di Scilla). La stessa Làmia fu trasformata in un mostro con testa di donna e coda di serpente e condannata a vivere all'interno di grotte. Per poter vivere, Làmia, attirava giovani e bambini all’interno delle caverne e si cibava, come un vampiro, del loro sangue. L’orribile volto di questo mostro è la maschera profilattica della Gorgone, usata dalle sacerdotesse durante la celebrazione dei Misteri di cui l’infanticidio era parte integrante e lo stesso nome, Lamia, è apparentato con lamyros, ingordo. Quindi, andando di molto indietro nel tempo, appare del tutto evidente come quelle caverne, nella campagna di Fossato, fossero viste, dagli antichi colonizzatori greci, come la dimora di questo terribile mostro divoratore di uomini e bambini, così come chiaro appare il fatto che da quei luoghi era assolutamente necessario star lontani. Si capisce quindi l’importanza data al luogo e la necessità di delimitare, con tale toponimo, un’ampia zona, intorno alle grotte, che veniva considerata, a tutti gli effetti, di pericolo. La denominazione Làmia, di conseguenza, anticamente doveva comprendere un territorio molto più vasto di quello di oggi. Probabilmente in questo territorio era compresa anche la zona, peraltro limitrofa, su cui successivamente sarebbe sorto il nucleo abitato dell’odierna Trunca di Montebello. Pur non avendo completa certezza, non sembrerebbe, pertanto, azzardato ipotizzare una corrispondenza tra il sottocomune di Làmia e Trunca di Montebello. Se così fosse, Trunca di Montebello avrebbe mantenuto la sua antica denominazione grecanica fin quando, agli inizi del 1800, quel processo “d’italianizzazione” della lingua che così bene descrive il Libetta, avrebbe portato ad appellarla col toponimo latino 9 che ancora oggi la contraddistingue.

Fabio L. Macheda

1. Tali informazioni sono state reperite da “La Calabria nel 1845” di Gaetano Cingari
2. I centri di Fossato Jonico all’epoca sicuramente esistenti sono la zona di Via dei Martiri, via Salita S. Marco, via S. Anna, via Giandone, via Gurgori, via Iovani, e le odierne borgate Mulino e S. Luca
3. Il laghetto salmastro, oggi Oasi ecologica del WWF in località Pantano di Saline Joniche.
4. F. De Luca - R. Mastriani - Dizionario Corografico cit. p.489 (vedi nota 1)
5. R. Mastriani - Dizionario delli Comuni cit. p.49 (vedi nota 1)
6. Sono dette Grotte della Lamia quelle di Scilla nella frazione di Melia e quelle di Martina Franca in Puglia, mentre si trovano sul Monte Lamia le grotte di Pastena in Ciociaria.
7. Il terribile mostro di cui parla Omero nell’Odissea
8. Moglie di Zeus
9. Giuseppe Pensabene - Roma nel lessico e nella toponomastica reggina



Nelle immagini: La copertina di "I Fonì tu Richudìu", l'antro principale delle Grotte della Lamia, un particolare di formazione stalattitica all'interno delle Grotte della Lamia. E' possibile visionare altre foto delle Grotte della Lamia cliccando qui

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postato da Bernardino F.L. Cardenas; alle 12:44 PM,

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