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E' l'ora di chiamare l'esercito!


E' la proposta del sottosegretario alla sicurezza della Regione Calabria, Antonio Baudi.
Secondo il coordinatore per la Sicurezza e la legalità della Regione, che fa capo direttamente alla presidenza della Giunta, la situazione in Calabria richiede rimedi estremi.
Baudi ha scelto di mettere la sua esperienza a disposizione della giunta del centrosinistra e ha deciso di entrare nel dibattito sull'ordine pubblico nel territorio calabrese da protagonista.
Per la verità, qualche tempo fa l'esponente dei DS, e adesso sottosegretario agli Interni, il calabrese Marco Minniti, aveva ventilato l'ipotesi di spostare un contingente di militari che si trova all'estero in missione, e a destinarlo in Calabria, al suo rientro.
Quindi, come si vede, l'ipotesi sta facendo breccia tra gli esponenti politici, vista la situazione di assoluta gravità che sta attraversando la Regione Calabria.
Ricordiamo che l'imposizione mafiosa è da considerarsi un fenomeno eccezionale, visto che controlla il territorio annullando la legge dello Stato, influenzando tutte le attività economiche per i propri fini di guadagno illegale, negando lo sviluppo economico e sottoponendo tutte le attività pubbliche al suo dominio, diretto o indiretto.
E ricordiamo pure che già lo Stato ha usato leggi di carattere eccezionale per combattere il terrorismo degli anni '70.
Quindi, ci sono tutte le condizioni affinchè si ripeta quell'esperienza di lotta anche contro la mafia.
Ecco cosa ha dichiarato Baudi nell'intervista rilasciata ai giornali: è senz'altro grave la situazione della sicurezza e dell'ordine pubblico, anche per le violente aggressioni verso pubbliche autorità ed esponenti politici e istituzionali. Questo è il segno che la penetrazione delinquenziale è immanente. Se la situazione è oggettivamente deteriorata è inevitabile il ricorso ad estremi rimedi, al limite anche mediante l'intervento dell'esercito, perchè soltanto l'avvertita presenza fisica dell'uomo d'ordine e la capillare espressione della forza positiva statuale, può restituire tranquillità e fiducia al cittadino, che ormai si rappresenta la collaborazione con la giustizia come un martirio.
Poi il sottosegretario da una bacchettata ai mezzi di informazione sulla vicenda Calabria: non si può diffondere un messaggio che l'intera regione, dalle istituzione al popolo, è infarcita di illiceità e di un costume criminale. I mafiosi sono non più di qualche migliaio e sono per lo più malauguratamente noti. Diffusa è semmai l'omertà, la paura che condiziona l'ardimento e induce all'acquiescenza o alla supina tolleranza, in una sola parola al diffuso quieto vivere, che connota l'insofferenza a testimoniare, che rinsecchisce la stessa collaborazione con la giustizia, nel senso più ampio e più civile del termine.
Passa a rispondere sui consiglieri regionali indagati: Non esiste, nel vigente sistema processuale, la comunicazione giudiziaria che significa l'avvio di un procedimento. Esite invece l'informazione di garanzia, che è inoltrata nell'esclusivo interesse del destinatario, l'indagato. L'indagine precede notoriamente il processo, non significa di per sè apertura di alcun processo perchè di solito (90 volte su 100) si conclude con l'archiviazione. L'eventuale successivo carico processuale non significa colpevolezza e del resto tanti processi si concludono con una assoluzione. Il problema è culturale. Essere esposti a denuncia ed essere indagati significa, nell'opinione pubblica, pregiudizio, proprio questo pregiudizio, il convincimento che il denunciato e l'accusato siano colpevoli è il peggior segno della mancanza di rispetto per l'uomo. Sarebbe auspicabile presentare la notizia nei giusti termini in modo da non distorcerne la valutazione e da migliorare l'opinione pubblica, rendendola impermeabile alla subcultura del sospetto.
Baudi risponde pure alle critiche fatte dagli esponenti politici calabresi (in particolare dei DS) ai magistrati: L'importante è che la magistratura prosegua nel proprio lavoro, sia pure esposta ad inevitabili critiche che non dovrebbero mai trascendere in sterili polemiche o attacchi alla persona del magistrato. Fondamentale è discernere i fatti dalle opinioni, e dalle conseguenti ricadute.

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postato da Miguel Cervantes; alle 10:26 PM,

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